Maestri terrestri per gli alieni: giocare alla privacy con arte e immaginazione

Maestri terrestri per gli alieni: giocare alla privacy con arte e immaginazione

Il progetto “Giochiamo i Diritti” ha coinvolto le classi prime e seconde dell’Istituto Comprensivo G. Parini di Catania. I bambini, attraverso la lettura di “Kiko e i molti me” e del quaderno operativo “I Meep alla ricerca degli schermi”, si sono avvicinati in modo giocoso e creativo al concetto di privacy.

 

Anche se l’argomento può sembrare complesso per bambini di 6-7 anni, i personaggi fantastici incontrati nella storia – come gli extraterrestri – e l’uso di linguaggi espressivi a loro familiari, come l’arte e il disegno, hanno trasformato le attività in un gioco coinvolgente. I bambini, affascinati da mondi immaginari e figure misteriose, hanno trovato negli alieni alleati perfetti per affrontare temi importanti come il rispetto degli spazi personali, dei segreti e dell’intimità.

 

Prendendo spunto dalla storia di Kiko, i bambini hanno immaginato che gli alieni, atterrati sulla Terra per conoscere gli esseri umani, non conoscessero affatto il concetto di privacy: toccano tutto, leggono i quaderni degli altri, fanno foto, ascoltano le conversazioni, aprono le porte senza bussare. I bambini sono diventati allora i “maestri terrestri”, incaricati di spiegare agli alieni cosa significhi rispettare lo spazio, i pensieri e i limiti degli altri.

 

Anche tra amici o persone che si vogliono bene, non bisogna sentirsi obbligati a condividere tutto: alcuni bambini hanno rappresentato graficamente il proprio spazio privato, creando luoghi immaginari come “L’isola segreta”, “La stanza dei pensieri” o “La zona privata”, dove custodire sogni, emozioni, ricordi e oggetti personali. Al contrario, “La zona aperta agli amici” è diventata il simbolo del gioco e della condivisione libera e consapevole.

 

Attraverso l’arte, i bambini hanno inoltre rappresentato situazioni quotidiane in cui entra in gioco il diritto alla privacy: chiudere la porta quando ci si cambia, non leggere il diario di un compagno, non pubblicare foto senza permesso. Le insegnanti hanno accompagnato questo percorso con un linguaggio semplice e rassicurante, senza giudizi, valorizzando ogni espressione artistica come forma autentica di comunicazione.

 

I bambini hanno così riflettuto sul fatto che viviamo in un mondo tecnologico in cui i mille occhi degli alieni – ovvero gli schermi – possono scrutare anche ciò che non desideriamo mostrare. Il nostro comportamento è quindi decisivo per proteggere i confini emotivi e fisici, nostri e degli altri. Educare alla privacy attraverso l’arte e il gioco si è dimostrata una significativa opportunità per formare cittadini più empatici, consapevoli, rispettosi e liberi.

 

Agata Sortino – I.C. “G. PARINI”